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PRODUTTORI - Alcuni esempi
--> Africa
Partners di EquoMercato in Costa D’Avorio
Il lavoro di Equo Mercato in Costa d'Avorio è iniziato nel 1997
e ha portato alla nascita del Coordinamento Artigiani di Gran Bassam.
Ai prodotti degli artigiani si è aggiunto il burro di karité
prodotto dalla cooperativa Daa Wo-Ri nel villaggio di Nassian, e più
di recente le stoffe dei Senoufo, prodotte da una cooperativa di Korogo.
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• Coordinamento
Artigiani (Gran Bassam)
Gran Bassam è una antica cittadina coloniale della Costa
d'Avorio, affacciata sull'Oceano Atlantico, popolata da molti immigrati
dei paesi limitrofi arrivati qui quando la Costa d'Avorio era uno
dei paesi più stabili e prosperi della regione. Gli artigiani,
organizzati in piccole cooperative o laboratori a conduzione familiare,
vendono i loro prodotti ai turisti, per cui la richiesta è
discontinua ed il guadagno insufficiente al mantenimento della famiglia.
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La possibilità di accedere ai canali del Commercio Equo e Solidale
ha permesso di superare queste difficoltà e ha portato alla formazione
del Coordinamento Artigiani di Gran Bassam, in cui collaborano produttori
di diverse etnie, che hanno superato divisioni e incomprensioni e gestiscono
ora un magazzino comune e un fondo di solidarietà.
• Cooperativa Daa Wo-Ri
Il burro di karitè proviene dal villaggio di Nassian, nel nord
della Costa d'Avorio ed è prodotto dalle donne del villaggio
riunite nella cooperativa DAA WO-RI, che in lingua kulango significa
"CI SI AIUTA". Il metodo di produzione tradizionale richiede
diverse fasi di macinatura delle noci nei mortai di legno, di essicazione
al sole, e di successiva bollitura dell'emulsione per far affiorare
la parte grassa. É un lavoro faticoso e il prezzo del prodotto
sul mercato locale non ripaga assolutamente la fatica. Per questo le
donne di Nassian avevano quasi smesso di produrre il burro di karité,
fin quando Equo Mercato non ha offerto loro la possibilità di
venderlo attraverso i canali del Commercio Equo e Solidale. Con i proventi
dell'attività le donne possono mandare i figli a scuola e hanno
costituito una piccola cassa comune per le emergenze.
• La cooperativa di tessitori
Senoufo
Waraniéné è un villaggio vicino a Korogo dove opera
una cooperativa di tessitori che utilizza il cotone prodotto nelle campagne
circostanti. Tutti i membri della comunità sono coinvolti nella
produzione delle stoffe: le donne cardano e filano il cotone, ragazzi
e bambini cuciono le lunghe strisce di tessuto, mentre gli uomini siedono
al telaio e tessono. Le stoffe bianche sono le tele su cui lavorano
i tintori, che realizzano ogni disegno a mano, usando un colore naturale
marrone, che diventa nero dopo il fissaggio. Le stoffe di Kohrogo sono
conosciute e apprezzate in tutto il mondo dagli amanti dell'arte africana,
e ora vengono importate in Italia da Equo Mercato, acquistate direttamente
dalle cooperative dei produttori, senza passare attraverso gli intermediari
che di solito portano le stoffe ad Abidjan, dove le rivendono a prezzi
molto più alti.
Fonte: EQUOMERCATO
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• Ebuyangu Women Group, Kenya
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Ebuyangu
Women Group è un gruppo di quasi 200 artigiane che fanno
cesti in banano nella zona del Lago Vittoria. È sorto per
iniziativa di 3 keniani che nel 1979 uscirono da un’altra
organizzazione, la Jisaidie Cottage Industries. Quest’ultima,
nata in una delle baraccopoli più tristemente note di Nairobi,
si occupa principalmente della commercializzazione all’estero
dei prodotti artigianali di diversi gruppi keniani.(…)
Sono solo e sempre le donne che all’interno della famiglia
fanno il lavoro di intreccio dei cesti. (…)
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Rifiuti di cucina e concime organico
Ma vediamo prima di tutto come si svolge
la vita di queste donne e dove si situa in questa economia di sussistenza
l’entrata addizionale di reddito che viene dai cesti.
Le donne di Ebuyangu vivono con le loro famiglie su appezzamenti di
terreno agricolo non più grandi di un ettaro. La zona è
particolarmente fertile, grazie alla vicinanza del lago, tanto da rendere
possibile la coltivazione di questi terreni con profitto lungo tutto
l’arco dell’anno, applicando la rotazione delle colture.
Seguendo un principio tramandato da generazioni, all’agricoltura
viene affiancato l’allevamento di bovini e di animali da cortile;
questi ultimi però devono essere poche unità in modo da
non incidere negativamente sull’organizzazione di tutto il lavoro
agricolo. Gli animali danno un notevole apporto proteico alla dieta
alimentare (vengono macellati solo quando sono vecchi), e il loro contributo,
per quel che riguarda la concimazione, è essenziale per la salute
del terreno.
L’utilizzo mirato del letame di un paio di mucche e i rifiuti
di cucina permettono quindi a questi piccoli appezzamenti di essere
altamente produttivi e di coprire, mediamente, le esigenze alimentari
fondamentali di una famiglia di dieci persone.
Mais, miglio, fagioli, patate dolci, cassava e banane vengono prodotti
esclusivamente per uso domestico. Solo in casi eccezionali, come spese
straordinarie per la scuola o per medicinali, vengono venduti al mercato
gli ortaggi o gli animali da cortile.
L’artigianato dei cesti si inserisce proprio qui, per rispondere
a quei bisogni che vanno al di là della sussistenza. Ogni mese
una donna può produrre tra i 30 e 40 cesti (di forma e dimensioni
diverse) che portano un introito di circa 3.000 scellini keniani (Ksh).
Per i bisogni alimentari fondamentali la spesa giornaliera è
di 60 Ksh, su cui incide fortemente lo zucchero, necessario per il tè
del mattino. I costi annuali per mandare a scuola un figlio sono di
700 Ksh, relativamente bassi rispetto ad altre regioni del Kenya. La
spesa per la costruzione di una tipica casa di campagna, per fare un
altro esempio, è calcolata attorno ai 40.000 Ksh (dati del 1996).
Donne cestaie
Nelle piantagioni di banano le foglie utili per la fabbricazione dei
cesti vengono staccate dal tronco del banano dalle stesse donne che
pagano per questo un prezzo simbolico al guardiano della piantagione.
Tornate ciascuna nelle loro case le donne fanno seccare al sole le foglie
per 6 settimane, dopo le quali possono finalmente iniziare il lavoro
di intreccio. Un mese di raccolta di materia prima corrisponde a circa
2 mesi di produzione di cesti.
Il direttore si incarica di raccogliere il lavoro finito e di saldare
i conti con le artigiane. Spesso le donne attraverso il loro lavoro
di cestaie ripagano debiti fatti anteriormente proprio con Ebuyangu
che svolge così una modesta ma utilissima funzione di credito
verso le artigiane.
Nel magazzino centrale i cesti vengono puliti ed asciugati, per evitare
che si formi la muffa durante il trasporto.
Sono stati fatti anche i primi sforzi per diversificare i prodotti e
migliorarne la qualità, e nel corso dei prossimi anni si dovrebbero
vedere i frutti di questo ulteriore impegno.
Per regolare i conflitti interni, coordinare le fasi della produzione
e reperire la materia prima, è stata formalizzato un comitato
di 12 persone, eletto dalla maggioranza dei membri. Attualmente fa parte
di questo comitato, oltre alle rappresentanti delle artigiane, anche
la piccola unità amministrativa di Ebuyangu, composta da 5 persone.
Questa piccola iniziativa permette alle donne di Yala di integrare il
loro reddito con entrate sicure in cambio della produzione di cesti,
un lavoro questo che possono fare nel tempo lasciato libero dai lavori
di casa e nei campi.
Fonte: CTM ALTROMERCATO
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--> America latina
• TZELTAL-TZOTZIL
Sociedad Cooperativa de Producciòn
San Cristòbal de Las Casas Chiapas Messico
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Caratteristiche
La cooperativa Tzeltal Tzotzil è stata fondata
nel 1982 in Chiapas da contadini appartenenti ai gruppi etnici Tzeltales
e Tzotziles. Oltre a coltivare mais e fagioli per il consumo interno,
le seicento famiglie di piccoli agricoltori e apicoltori della cooperativa
producono anche caffè e miele per l’esportazione. L’attività
della cooperativa è regolata da pratiche fortemente democratiche:
ogni mese un comitato direttivo elabora un programma di commercializzazione
dei prodotti alimentari dei propri associati e ogni anno si convoca
l’assemblea generale che riunisce tutti gli affiliati. Ciononostante,
il lavoro di ogni produttore è svolto in maniera completamente
autonoma. |
Pur operando in una zona di fortissime
tensioni politiche, chiunque può associarsi a Tzeltal Tzotil,
senza alcuna discriminante ideologica o di altra natura.
Obiettivi
Gli obiettivi della cooperativa sono quelli di appoggiare la produzione
dei suoi affiliati, stimolare la partecipazione di questi ultimi alla
vita democratica dell’organizzazione stessa, promuovere occasioni
di formazione professionale e commerciale per i propri soci, nel rispetto
della cultura e delle tradizioni locali, diffondere uno sfruttamento
sostenibile delle risorse naturali utilizzate per la propria produzione
alimentare.
Fonte: COMMERCIO ALTERNATIVO
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• Paraiba - Brasile
Qualità, design, creatività, tecnologia, cultura, personalità:
l'unione di questi elementi ha creato la Cooperativa NATURAL FASHION.
E' la manifestazione della mano dell'uomo che trasforma quanto la Natura
gratuitamente gli ha donato. Il cotone colorato Natural Fashion è
ottenuto dalla combinazione del primitivo cotone marrone con il cotone
seridò, la fibra piuigrave; resistente al mondo. Questa pianta
cresce nella regione semi arida del Nordest del Brasile, Stato di Paraiba,
nell'area della riforma agraria, senza utilizzare prodotti chimici,
evitando la contaminazione dei manti acquiferi sotterranei. Tutto il
processo produttivo, dalla coltivazione della pianta fino alla fabbricazione
del prodotto, passando per la raccolta dei semi, trasformazione in filo
e tessitura, è totalmente sviluppato dalla NATURAL FASHION. Cercano
di preservare l'ambiente e stanno ottenendo la certificazione di organicità
del cotone naturale 100%. Ogni anello della catena produttiva è
pagato secondo i criteri del commercio equo e solidale. Questi prodotti
non utilizzano alcun tipo di pigmentazione colorata o prodotto chimico,
non provocano inquinamento dei corsi d'acqua come normalmente avviene
per le industrie tradizionali del cotone. E' quindi possibile riutilizzare
l'acqua utilizzata nel processo di fabbricazione. La collezione presentata
da NATURAL FASHION è una rilettura della cultura del Nordest
Brasiliano, unita alle piuigrave; moderne tendenze della moda mondiale.
Ogni articolo è ricco di dettagli curati a mano dagli artigiani
delle società cooperative collegate, offrendo sempre nuove opportunità
di lavoro e sviluppo tecnico
Totale di 850 beneficiari diretti e indiretti coinvolti.
Obiettivi
• Commercio Equo e Solidale;
• Catena produttiva limpida;
• Supporto agli uomini del campo;
• Valorizzazione dell'arte popolare
• Salvaguardia dei redditi;
• Rispetto delle capacità lavorative;
• Progetto di riciclo del residuo solido;
• Valorizzazione dell'artigianato del Paraiba
Fonte: RAVINALA
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L'aroma dell'arancia e il gusto della solidarietà
Piel Acida è un piccolo laboratorio
artigianale nato a Bogotà nel 1989 da un'idea decisamente
innovativa: produrre articoli da regalo artigianali riciclando
le bucce di arancia scartate dalle venditrici di succo di arancia
che a decine si trovano agli angoli delle strade di Bogotà.
Dalla fine degli anni '80 ad ora, e soprattutto da 5 anni a questa
parte con l'inizio delle esportazioni all'estero, il successo
di questo prodotto totalmente naturale e con un forte contenuto
sociale è andato crescendo.
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Piel Acida impiega una ventina di persone tra produzione
ed amministrazione, quasi tutte donne. La maggior parte di loro sono
state formate dalla fondatrice, Ana Maria Piedrahita, un medico colombiano
che ha cambiato professione per il piacere del lavoro artigianale e
con il desiderio di creare occupazione per le donne povere di Bogotà,
in ciò sostenuta da un meritorio progetto di una ONG locale chiamato
“mujeres empresarias” (donne imprenditrici) che cerca di
formare piccole imprenditrici e di dare lavoro alle donne “desplazadas”
ossia sfollate dalle zone di guerriglia. Tutti i lavoratori hanno redditi
fissi, assicurazione sanitaria a norma di legge, ferie pagate, tredicesima
e alcuni benefici per i figli. Il reddito dei lavoratori non scende
mai sotto il minimo legale ( 140 al mese) ma i salari crescono in funzione
delle capacità e della produttività. La formazione e l'aggiornamento
hanno luogo ogni tre settimane nel laboratorio stesso. Sia per la formazione
che per il design ci si avvale anche di collaborazioni esterne. L'orario
di lavoro è di 8 ore al giorno per un totale di 44 alla settimana
(per legge l'orario settimanale è di 48 ore). Piel Acida lavora
a stretto contatto con Enterprise Woman, una ONG che si occupa soprattutto
di sostenere donne abbandonate o violentate, destino comune a diverse
donne colombiane e ad alcune lavoratrici del laboratorio.
La produzione avviene per la maggior parte nel laboratorio di Piel Acida,
solo una parte dell'assemblaggio è fatto esternamente dalle lavoratrici
che lavorano parte del tempo a domicilio. Il laboratorio è mantenuto
secondo criteri di pulizia sicurezza e salubrità ai lavoratori
viene fornito il materiale di sicurezza e l'abbigliamento appropriato.
Le materie prime sono: buccia d'arancia, cotone, colla, legno e filo
di ferro. La buccia d'arancia viene acquistata dalle donne che vendono
succo d'arancia agli angoli delle strade. In tal modo si rende produttivo
quello che fino a poco fa è stato considerato solo uno scarto
e al contempo queste donne si trovano ad avere un reddito aggiuntivo
che le aiuta non poco per le loro necessità di sostentamento.
Alcune di esse ricavano da questo commercio il necessario per mantenere
un figlio a scuola. Le venditrici di succo conservano le bucce e lepuliscono.
Quando ne hanno alcuni sacchi le portano al laboratorio di Piel Acida.
Anche le altre materie prime vengono, per quanto possibile, da materiale
di scarto. Con l’aumentare degli ordini in alcuni periodi dell’anno
Piel Acida si è trovata nella condizione di non ricevere abbastanza
materia prima da parte dalle venditrici di succo, così hanno
siglato un accordo con una ditta di produzione di succhi di frutta per
prelevare le bucce che lor butterebbero nella spazzatura. In questo
modo oltre a recuperare un prodotto di scarto e ridargli valore, danno
anche un lavoro, seppur per ora saltuario, alle persone che vanno a
ritirare le bucce e a quelle, soprattutto donne “desplazadas”
che hanno formato per selezionare e ripulire le bucce, in tutto fino
a 20 persone.
La produzione è totalmente manuale, dall'essiccazione delle bucce,
al loro taglio, fino all'assemblaggio.
L'aroma di arancio che sprigiona dai manufatti è totalmente naturale,
in parte dovuto all'aroma di questa varietà di arance colombiane
ed in parte all'accuratezza del processo di essiccazione. Piel Acida
garantisce che l'aroma continuerà a sprigionarsi per 9 - 12 mesi
e che in seguito, sfregando la buccia con un oggetto ruvido, essa tornerà
a profumare.
Di recente Piel Acida ha iniziato a collaborare con alcuni piccoli gruppi
di produttori della costa che producono stupenda bigiotteria con fibre
naturali, semi e tagua (avorio vegetale). Il loro progetto è
quello di sostenere e promuovere tutta una serie di piccoli artigiani
di valore ma che non hanno la possibilità di accedere al mercato.
Fonte: ALTRAQUALITA’
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--> Asia
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• MAHAGUTHI
- NEPAL
Mahaguthi fu fondata circa 75 anni fa dal gandhiano Tulsi Meher
Shrestha. Rappresenta una delle più antiche ed importanti
ONG nepalesi sostenendo inizialmente donne sole e a basso reddito
e, da una ventina d'anni a questa parte, gruppi di produttori
ed artigiani. A tutt'oggi è presente sul mercato interno
con diversi negozi aperti a Kopundol, Patan e Lazimpath (nella
valle di Kathmandu) e sul mercato internazionale come centrale
d'esportazione raccogliendo e rivendendo all'estero i prodotti
dipiù di 80 piccole realtà produttive disseminate
per tutto il paese.
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Parte degli articoli rivenduti provengono
prevalentemente da una produzione cosiddetta "di villaggio",
dove l'artigiano lavora stando a casa propria, e da una più propriamente
"industriale" che ha luogo nel laboratorio di Patan, dove
vengono confezionati principalmente abiti. Sono impiegate in tutto una
trentina di lavoratrici che oltre al salario ricevono una tredicesima
e il 10% della produzione annuale. Vicino al laboratorio è stato
organizzato un asilo nido per bambini con un'età inferiore ai
5 anni: dove le artigiane andando al lavoro possono accompagnare i loro
figli, lasciandoli giocare indisturbati e sotto sorveglianza. In previsione
si ha la costituzione di un fondo sociale per i produttori che potrà
essere utilizzato per anticipi, richieste di prestito senza interessi
e per sostenere situazioni particolari come la costruzione di una casa
o la cura di malattie. Per gli artigiani che forniscono i semilavorati
e che lavorano in casa è previsto un incentivo annuale, mentre
l'indennità è calcolata sui pezzi prodotti e pagata al
momento della consegna. Mahaguthi provvede quindi a fornire consulenze
sul design, supporto finanziario e ad organizzare corsi di formazione.
Fonte: ROBA DELL’ALTRO MONDO
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• K’ Long – Vietnam
K'Long è il villaggio di riferimento
di una zona montuosa dell'entroterra del sud del Vietnam denominata
Duc Trong che raccoglie circa 20-30.000 persone.
Nel Villaggio si contano circa 3.000 vietnamiti e 2.700 appartenenti
a minoranze etniche (in maggioranza etnia K'ho).
Moltissime persone appartenenti alle varie etnie non parlano la lingua
vietnamita e sono così emarginate dalla vita del paese.
Lo sviluppo sociale ed economico si sta manifestando principalmente
nelle zone delle grandi città: strade, elettricità , fognature
ed altre infrastrutture stanno rapidamente raggiungendo tutta la popolazione
dei grandi centri urbani e delle principali linee di comunicazione.
Le zone rurali non traggono beneficio, se non marginalmente, dal miglioramento
delle condizioni sociali ed economiche del paese, anzi molto spesso
sono loro a pagarne i costi maggiori.
I problemi principali da affrontare nella zona di K’Long sono:
• analfabetismo degli adultiscarsa scolarizzazione secondaria
• insufficiente formazione sull'igiene familiare
• organizzazione del lavoro e formazione di leader comunitari
• inadeguate tecniche di agricoltura
• integrazione delle diverse etnie salvaguardando le differenze
culturali
Il progetto
Il progetto K'LONG nasce dall’esigenza di proporre un modello
di sviluppo il più completo possibile.
Le carenze strutturali ed economiche di questa popolazione sono una
fragile base per prevedere una positiva evoluzione della attuale situazione:
il progetto mira ad offrire un intervento che abbini attività
formativa ed una conseguente attività produttiva, in grado di
offrire una fonte di reddito alternativa agli esigui bilanci familiari.
In parallelo a queste attività si vuole cercare di :
• responsabilizzare la comunità locale e favorire l'integrazione
fra le varie etnie;
• favorire la costruzione di infrastrutture in modo che tutta
la comunità possa avere un facile accesso a servizi come: scolarizzazione,
acqua, strade e ponti, elettricità, servizi sanitari, laboratori
di produzione;
• avviare un processo di alfabetizzazione (degli adulti e dei
minori), favorendo l'educazione primaria e secondaria, con specializzazioni
professionali, educazione comunitaria, ecc.
La struttura
Grazie al coinvolgimento di diversi soggetti quali la comunità
di K’Long, la comunità salesiana locale, l’ispettoria
vietnamita, la procura missionaria di Hong Kong, l’Organismo Non
Governativo VIS, l’associazione Tsèdaqua e la cooperativa
LiberoMondo, si sta concretizzando il progetto di costruzione di un
laboratorio di tessitura, taglio e cucito.
Un gruppo di lavoro costituito da nove vietnamiti segue la formazione
professionale, organizza le varie attività connesse al progetto
e supervisiona la produzione di tessuti ed abbigliamento.
Le persone coinvolte nel progetto sono quasi esclusivamente ragazze
appartenenti alla comunità di K’Long e alle zone limitrofe.
Il progetto prevede un primo momento di formazione dedicato allo studio
delle tecniche di tessitura, di taglio e di cucito, completato da un
corso pratico finalizzato all’utilizzo dei telai per la tessitura
e delle macchine da cucire.
Oltre alla formazione strettamente professionale vengono organizzati
corsi per il completamento culturale che contemplano lo studio della
lingua vietnamita, nozioni di matematica e di disegno tecnico.
Dopo il periodo di apprendistato le ragazze vengono inserite nel laboratorio
di produzione.
I manufatti artigianali vengono poi distribuiti all’estero grazie
alla rete del commercio equo e solidale, ma anche sul mercato interno
mediante una bottega acquistata e gestita direttamente.
I prodotti
I prodotti vengono realizzati artigianalmente nel rispetto delle culture
locali sia per quanto riguarda le tecniche di lavorazione che i modelli
decorativi. Scelta prioritaria è stata infatti quella di recuperare
le tradizioni proprie delle diverse minoranze etniche facendole riscoprire
e valorizzandole agli occhi delle stesse comunità.
Il risultato di questo lavoro di ricerca è una ricca varietà
di prodotti che va dai graziosi portamonete e dai portapenne, agli zainetti
e alle borsette di diversa forma e dimensioni fino ai raffinati teli
e capi di abbigliamento.
Fonte: LIBEROMONDO
TOP
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